Sentenze

Le sentenze principali!



Su questi temi la giurisprudenza è da tempo molto attiva, per questo abbiamo deciso di evidenziare in maniera sintetica le princiapali sentenze a cui si fa riferimento nel trattare l'usura e l'anatocismo


USURA

Legge n. 108/1996

La Legge n.108 del 7 marzo 1996 da una parte modificava sia l’art.644 c.p., sia l’art.1815 c.c., stabilendo che il limite oltre il quale gli interessi sono sempre usurari sono definiti all’art.2, c.4, “nel tasso medio risultante dall’ultima rilevazione pubblicata nella G.U. ai sensi del c.1, relativamente alla categoria di operazioni in cui il credito è compreso, aumentato della metà”, dall’altra all’art.1 riprendeva la disposizione dell’art.644 c.p. secondo cui “per la determinazione del tasso di interesse usurario si tiene conto delle commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese, escluse quelle per imposte e tasse, collegate all’erogazione del credito”.  

Le operazioni su cui applicare la legge anti usura sono: apertura di credito in conto corrente, anticipi, sconti commerciali ed altri finanziamenti alle imprese effettuate dalle banche, factoring, credito personale ed altri finanziamenti alla famiglia effettuati dalle banche, prestiti contro cessione del quinto dello stipendio, leasing, credito finalizzato all'acquisto rateale e credito revolving, mutui con la garanzia reale, ovvero relativi al mutuo a tasso fisso ed al mutuo a tasso variabile.

 

 

Legge n. 2/2009

La Legge n.2/2009, ribadisce il limite oltre il quale gli interessi sono considerati usurari ai sensi dell’art.644 c.p., comma 5, individuandolo nel tasso medio risultante dalla rilevazione trimestrale relativa alla categorie di operazioni in cui il credito è compreso, aumentato della metà, cosiddetto Tasso Effettivo Globale (T.E.G.). Per la determinazione del tasso di interesse usurario si tiene conto delle commissioni, delle remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese escluse quelle per imposte e tasse, collegate all’erogazione del credito.

Sentenza n. 12028/2010 - Sentenza n. 28743/2010

La Sentenza n. 12028/2010 della Cassazione Penale, sez. II udienza del 19 febbraio 2010  - depositata il 26 marzo 2010 e la Sentenza n. 28743/2010 della Cassazione Penale, sez. II udienza del 14 maggio 2010, hanno confermato l'inclusione della Commisione di Massimo Scoperto (CMS) tra gli oneri da includere nella determinazione del Tasso Effettivo Globale (TEG) ai sensi dell'usura. Tale sentenza infatti così declamava:  “Questo Collegio ritiene che il chiaro tenore letterale del comma IV dell’art. 644 c.p. (secondo il quale per la determinazione del tasso di interesse usurario si tiene conto delle commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e le delle spese, escluse quelle per imposte e tasse, collegate all’erogazione del credito) impone di considerare rilevanti, ai fini delle determinazione della fattispecie di usura, tutti gli oneri che un utente sopporti in connessione con il suo uso del credito. Tra essi rientra indubbiamente la Commissione di massimo scoperto, trattandosi di un costo indiscutibilmente collegato all’erogazione del credito, giacché ricorre tutte le volte in cui il cliente utilizza concretamente lo scoperto di conto corrente, e funge da corrispettivo per l’onere, a cui l’intermediario si sottopone, di procurarsi la necessaria provvista di liquidità e tenerla a disposizione del cliente”.   

In sintesi la Commisione di Massimo Scoperto rientra nel calcolo ai fini della verifica del superamento del Tasso Soglia Usura (TSU).    

ANATOCISMO

Corte di Cassazione - Sentenza n. 9127/2015 – 6 maggio 2015

In data 6 maggio 2015, viene depositata la sentenza della Corte di Cassazione n. 9127/2015 nella quale, il divieto di anatocismo tramite capitalizzazione trimestrale degli interessi debitori, viene esteso, a livello temporale, dalla consueta trimestralità, all'infinito per tutta la durata del rapporto contrattuale, negando dunque anche la possibilità di capitalizzazione annuale.

Sentenza n. 21095 - 4 novembre 2004

Con la sentenza n.21095 del 4 novembre 2004, le sezioni Unite della Corte di Cassazione si pronunciavano sulla nullità della clausola anatocistica definendo la rilevabilità d’ufficio della nullità e l’invalidità della capitalizzazione trimestrale anche per il periodo ante 1999. 

Delibera CICR del 9/02/2000

Il secondo comma dell’art.2 della Delibera C.I.C.R. (Comitato Interministeriale per il Credito e il Risparmio) prescrive che “nell’ambito di ogni singolo conto corrente” deve essere stabilita “la stessa periodicità nel conteggio degli interessi creditori e debitori”.

 

 

L’applicazione di interessi anatocistici veniva accettata dalla legge in seguito all’emanazione della Delibera C.I.C.R., Comitato Integovernativo per il Credito e per il Risparmio, del 9 febbraio 2000, in cui veniva regolamentata la possibilità di addebitare, dalla data di approvazione della delibera 22/04/2000, interessi anatocistici sui conti correnti, allorché nell’ambito di ogni singolo conto corrente venisse stabilita la stessa periodicità nel conteggio degli interessi debitori e creditori, e che le clausole relative alla capitalizzazione degli interessi venissero approvate per iscritto dal correntista (Cass., 4 novembre 2004, n.21095).

L’art.6 dispone, con riferimento ai contratti stipulati successivamente all’entrata in vigore della delibera, l’indicazione della periodicità di capitalizzazione degli interessi, il tasso applicato, ed il valore del tasso, rapportato su base annua, tenendo conto degli effetti della capitalizzazione.
Inoltre le clausole devono essere approvate per iscritto a pena di inefficacia (pronuncia della Consulta n.425/2000), disponendo come non sufficiente la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale anche in caso di modifiche migliorative.